Siamo davvero sicuri che essere “stellari” significa “avere qualcosa in più” ?
Questo nuovo spettacolo della ferocemente saggia e divertente Carrozzeria Orfeo sembra invitarci a riconsiderare il pensiero che generalmente nutriamo verso coloro che ci sembrano vivere al “top”.
Questa volta la sagace drammaturgia di Gabriele Di Luca così ricca di interrogativi esistenziali – la cui consulenza filosofica è stata curata da Andrea Colamedici di TLON – vira lo sguardo dallo stare al mondo degli “ultimi” della nostra società, allo stare al mondo dei “primi”: coloro che svettano in cima alla piramide del censo.
Come mai questo nuovo oggetto d’indagine?
Perché – così sembra emergere dal titolo e dallo spettacolo – nel nostro immediato futuro si profila decisamente urgente che i due estremi sociali imparino a “stringersi in un abbraccio”: a sviluppare quella sensibilità inclusiva – ormai quasi estinta – del portarsi aiuto, dell’aver cura a comprendersi. Perché è solo riscoprendo l’importanza del prendere in considerazione l’Altro che si può tentare di riorganizzare e ridisegnare il nostro attuale assetto sociale.
E allora perché non veicolare questa necessaria esigenza proprio partendo dai “primi”, così ricchi anche in visibilità? Perché anche “i top” non vivono così divinamente come può sembrare: non sono così ricchi in “entusiasmo”.
Ecco allora che la regia di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi li immagina desiderosi di raggiungere una clinica – edificata su di un satellite orbitante nello spazio (la scena e le luci sono curate da Lucio Diana) – per disintossicarsi dalle varie dipendenze da cui sono afflitti. E così tornare ad essere liberi.
Ma allora cosa significa essere liberi?
Ma non significava non avere limiti, divieti, costrizioni, leggi da rispettare? Se sì, come mai avere questo tipo di libertà incondizionata non rende davvero felici?
Forse perché – come afferma la “star” femminile del gruppo di ospiti della clinica – la libertà “fa incazzare inizialmente”. Se infatti dapprima ti rende ebbro, poi ti fa insorgere un’angoscia tale dal tornare a desiderare non essere più libero e quindi responsabile del tuo operato. Preferendo dipendere: da qualcosa o da qualcuno.
Forse perché per continuare a desiderare essere liberi occorre rispettare dei confini, delle leggi, che proprio nel limitare il nostro arbitrio tutelano lo zampillare di quel desiderare così vitale da includere anche il desiderio degli altri.
Perché desiderare essere liberi – come sostiene Massimo Recalcati in “A pugni chiusi, Psicoanalisi del mondo contemporaneo”– implica un dare valore “all’arretrare”, più che all’affermare sempre e comunque se stessi. Per lasciare spazio anche all’Altro, così da sviluppare un senso di responsabilità senza troppe pretese di proprietà.
Non a caso forse i personaggi in scena sono, ognuno a suo modo, “star” dell’imprenditoria che si lasciano “riavviare” dai programmi di psicoterapia (individuale e di gruppo) di una particolare Spa, al fine di una “remise en forme” del corpo e quindi dell’anima.
Coordinatore, uno psicoterapeuta che ama farsi chiamare ‘coach’, che si avvale del potere terapeutico e quindi normativo della parola. Gli ospiti scoprono così che il raccontarsi autenticamente tra loro senza oscurare le proprie fragilità e l’accettare di essere ‘limitati’ da leggi e regole, riescono a regalare una profonda sensazione di quella nuova libertà che si coniuga con il concetto di umanità.
Una libertà questa, immune dal dictat a “produrre” continuamente per continuamente “farsi comperare”, imposto subdolamente dall’ideologica capitalistica. Una perversione che lega il riacquistare il prodotto di volta in volta più “nuovo” all’illusione di poter essere felici perché al passo con i tempi.
Invece potremo riuscire a “salvare il mondo prima dell’alba” se “useremo le luci per illuminare le ombre”, come suggerisce questa splendida drammaturgia.
Se faremo del mondo “il luogo dell’intreccio tra il computer e il pero selvatico … se l’intelligenza artigianale resisterà all’intelligenza artificiale” – come invita a considerare il paesologo Franco Arminio nel suo Manifesto “Il Paese dei Paesi.
Gli attori in scena – (in o.a.) Sebastiano Bronzato, Alice Giroldini, Sergio Romano, Roberto Serpi, Massimiliano Setti e Ivan Zerbinati – brillano come materiale esplosivo: sanno farci riflettere, ridere e un po’ vergognare. Perché quello che loro eruttano spudoratamente fuori non è poi così lontano da quello che a volte noi pensiamo e implodiamo.
Uno spettacolo più che mai necessario che ci apre gli occhi e il cuore sul fatto che per natura noi umani siamo costituiti dall’istinto alla sopraffazione. Ma l’amore, il rispetto, la comprensione, la cura, li possiamo e li dobbiamo imparare.
Per poter riuscire a salvare il mondo prima dell’alba.
Bonacchi sabato ha accusato un malore improvviso. Il ricordo: «Performer e clown dirompente» È morto a 26 anni, lui che faceva clownterapia al Niguarda di Milano. Filippo Bonacchi è stato stroncato da un malore improvviso. Lo si trovava spesso in corsia, in ospedale, per intrattenere i piccoli pazienti ricoverati: portava svago, sorrisi e arte. Filippo…
E’ tutto pronto per dare il via alla XVIII edizione del Paleofestival, il festival dell’archeologia sperimentale divulgativa sul mondo antico, che si terrà al Castello San Giorgio nelle giornate del 12 e del 13 aprile a partire dalle 15, presentato oggi in conferenza stampa dal sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, dalla dirigente dei Servizi culturali…
La guerra civile, le comunicazioni limitate, il caos. Intervista a Guido Calvi, responsabile dei programmi Avsi, che racconta quanto sia complesso intervenire nel paese devastato dal terremoto. «Ma quello che avevamo costruito non è andato perso» Da quasi un decennio Guido Calvi fa la spola fra Myanmar (l’antica Birmania) e l’Italia, responsabile dei programmi sponsorizzati…
L’indicazione che Corrado Clini fornisce in merito alle politiche climatiche europee è condivisibile: occorre cambiare verso perché, invertendo l’ordine delle priorità, il risultato cambia. Abbiamo voluto fare i primi della classe nella gara per la decarbonizzazione ma con risultati pressoché impercettibili sul clima e con evidenti impatti negativi sulla nostra economia. L’approccio adottato, non diverso…
“Militari franco-britannici a Kiev”, titolano i giornali. Macron tuona: “Momento della storia decisivo”. Questa trovata militarista – mentre gli Usa stanno lavorando per la pace – è un “missile” contro le trattative, un colpo all’unità dell’Occidente e pure alla UE. L’invio di soldati francesi e britannici in Ucraina peraltro ricorda l’intervento di questi due Paesi…
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.