La quarta enciclica del Papa e l’importanza del Magistero
Come tutte le cose belle, non polemiche, anche la quarta enciclica di Papa Francesco è passata in sordina, splendida e silenziosa, come si addice alle cose importanti ma poco comprese.
Per certi versi è normale. Ossia è normale che un mondo mediatico ammalato di polemiche, peraltro sempre più becere e personali, senza quasi alcun spessore ideologico, la abbia messa da parte dopo un breve richiamo per obbligo di cronaca e quasi certamente senza averla nemmeno letta. Che cosa può importare del resto del cuore di Cristo ai nostri giornali o telegiornali? Si tratta di un’enciclica che ripercorre la storia di una devozione che ha i suoi fondamenti nella Scrittura e nella Tradizione, ma ha trovato nell’epoca moderna il suo apogeo, dopo le apparizioni a santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690) nel XVII secolo e la diffusione della pratica dei primi nove venerdì del mese in riparazione alle offese subite dal Cuore di Gesù. Nella modernità, la devozione al Sacro Cuore è diventata l’alternativa al razionalismo filosofico dell’Illuminismo, ma anche al rigorismo giansenista. Per decenni, i controrivoluzionari europei come i cristeros messicani hanno difeso la Fede iscrivendo la Sua immagine nelle loro bandiere.
L’enciclica di Francesco spiega che il consumismo, il razionalismo e l’individualismo del mondo di oggi hanno espulso il cuore e tutto ciò che il cuore significa dalla cultura dominante. E gli effetti sono davanti ai nostri occhi.
Naturalmente questa drammatica alternativa fra un mondo malato di egoismo e l’esempio del Cuore del figlio di Dio che si lascia uccidere per amore degli uomini non poteva essere colto dalla cultura laicista.
Stupisce invece molto di più il rischio del silenzio da parte del mondo cattolico. Spero di sbagliarmi ma l’eco dell’enciclica mi sembra essere stata molto tenue. È come se ci fossero due mondi paralleli, quello del Magistero e l’altro, quello della vita ordinaria delle parrocchie, che continuano a fare quello che hanno sempre fatto, indifferenti alla pubblicazione di una enciclica, quasi non le riguardasse. È possibile? Ma è normale? Purtroppo è possibile e anche normale, perché è già successo.
Il vero problema è che il Magistero pontificio non gode di grande considerazione, ormai da decenni. Quello di Giovanni Paolo II era troppo, quello del successore Benedetto XVI era troppo difficile, questo di Francesco non è né troppo né difficile, ma è comunque poco visitato.
Questo è un problema grave a mio avviso.
La Chiesa non è una ong, nè un centro di ascolto, nè un luogo dove si dà da mangiare ai poveri. Queste tre cose sono importantissime e qualificano i cristiani, ma il primo compito della Chiesa è annunciare Cristo e guidare i fedeli verso la salvezza, aiutandoli a comprendere il loro tempo. Ogni volta che esce un testo del Magistero bisognerebbe organizzare un momento di festa, diceva anni fa il cardinale Angelo Amato, e ringraziare Dio di avere una Chiesa che ci guida e aiuta i fedeli a orientarsi nella confusione dominante.
Questo però presuppone da parte di ciascun fedele una attenzione agli insegnamenti del Magistero dei successori degli Apostoli che ancora manca. Vogliamo darci da fare per rimediare?
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