Presentato il primo paper Censis Assindatcolf: in Italia solo l’8,5% dei quasi cinque milioni di over60 che vivono da soli ha una badante
Invecchiamento e solitudine sono due aspetti correlati del cambiamento demografico in atto in Italia. Per gli anziani soli il supporto di un caregiver, che sia un membro della famiglia o un assistente, è indispensabile per svolgere le attività quotidiane dalle visite mediche alle pratiche burocratiche. Sono 8,8 milioni le persone che vivono sole in Italia, il 55,2% delle quali ha più di 60 anni (quasi 5 milioni). È elevato l’Indice di solitudine: più di un terzo delle famiglie è composto da una sola persona. Il problema principale per chi si trova in questa condizione è la mancanza di assistenza immediata in caso di emergenza: appena l’8,5% può contare sull’aiuto di una badante. Sono questi sono i principali risultati del primo Paper del Rapporto 2025 Family (Net) Work «La fatica delle famiglie: una difficile articolazione della domanda di cura» realizzato dal Censis per Assindatcolf, che è stato presentato oggi da Fulvia Santini, ricercatrice Censis, e discusso da Andrea Toma, responsabile dell’Area Economia, Lavoro e Territorio del Censis e da Andrea Zini, presidente di Assindatcolf. L’indagine è stata realizzata dal Censis su un campione di più di 2.300 famiglie datrici di lavoro domestico.
«La fotografia scattata dal Censis restituisce un quadro chiaro del ruolo cruciale del lavoro domestico e dell’assistenza familiare in una società sempre più anziana e frammentata» ha dichiarato Andrea Zini, presidente di Assindatcolf. «Le badanti e i caregiver, spesso invisibili nel dibattito pubblico, sostengono un sistema di welfare familiare che altrimenti rischierebbe di collassare. Serve un riconoscimento più concreto del loro contributo, con politiche di supporto economico, formazione adeguata e misure per ridurre lo stress e il peso emotivo di chi si prende cura degli altri».
Il 34% delle famiglie è composto da una sola persona. L’analisi restituisce l’immagine di un’Italia caratterizzata da un elevato «indice di solitudine», pari a 34,4 persone sole ogni 100 famiglie, con grandi differenze a livello regionale. La Liguria registra il dato più alto (42,9%), seguita dalla Valle d’Aosta (41,2%), dal Piemonte e dal Lazio, con quasi 39 persone sole ogni 100 famiglie. Complessivamente sono 8,8 milioni gli individui che vivono soli, all’interno di questa categoria gli anziani con 60 anni e più rappresentano la quota più ampia. L’incidenza regionale più elevata si registra in Umbria, dove il 60,5% delle persone sole ha più di 60 anni, seguono la Sicilia (59,7%), la Liguria (59,4%), la Calabria (58,7%). In Lombardia e Lazio sono rispettivamente il 53,1% e il 52,9%.
L’assistenza domestica per gli anziani soli è ancora un’eccezione. In Italia si contano 8,5 badanti ogni 100 persone sole che hanno 60 anni e più, con variazioni significative a livello regionale: la Sardegna registra il dato più alto (24,5%), seguita da Toscana (13,5%) e Marche (13,4%). In Lombardia il numero è di poco superiore alla media nazionale (8,7%), mentre nel Lazio il dato è inferiore (7%). In fondo alla classifica Sicilia, Calabria e Basilicata, con circa 3 badanti ogni 100 persone sole anziane.
Invecchiamento e quotidianità tra solitudine ed emergenza. Vivere da soli non implica necessariamente una condizione di disagio, ma comporta una serie di difficoltà che possono accentuarsi invecchiando. Il problema maggiore è la mancanza di assistenza immediata in caso di emergenza (50,5%), che sale al 52,2% tra gli over 75. Segue la gestione delle attività domestiche e la preparazione dei pasti (38,2%). La solitudine e l’assenza di relazioni di supporto preoccupano il 31,6% delle persone. Questo dato però è più alto tra gli under 50 (45,1%) rispetto agli over 75 (22,0%). Le difficoltà nella gestione delle pratiche burocratiche digitali vengono indicate dal 31,2%. Oltre all’aiuto di lavoratori domestici, le persone che vivono sole adottano strategie diverse per affrontare i bisogni quotidiani, ma il supporto di familiari e amici rappresenta la soluzione più diffusa, scelta dal 43,9%, con un picco che arriva al 57,6% nelle persone over 75.
Il caregiver è nel 64% dei casi un familiare. Il 64,3% di chi ha una persona non autosufficiente all’interno della propria famiglia dichiara di esserne il caregiver. Le principali mansioni svolte con regolarità riguardano la gestione delle pratiche amministrative, con il 90,7% che dichiara di occuparsene sempre. A seguire l’accompagnamento a visite mediche o terapie (75,3%), il supporto emotivo e la presenza continua durante il giorno o la notte (30,6%) e l’assistenza diretta nella somministrazione dei pasti o nell’igiene personale (20,5%).
Caregiver sotto stress ma il co-housing non decolla. Quanto all’impatto che il lavoro di cura può generare sul benessere della famiglia, la maggior parte degli intervistati concorda sul fatto che essere caregiver limiti il tempo disponibile per il lavoro o per altre attività personali (89,2%), con una percezione più marcata tra le donne (93,4%) rispetto agli uomini (82,9%). Anche lo stress psicologico è riconosciuto dalla grande maggioranza degli intervistati (88,3%), e riguarda il 91,1% delle donne e l’84,7% degli uomini. Nonostante le opinioni favorevoli rispetto all’eventuale condivisione degli spazi, come i modelli di co-housing e co-living quale risposta ai bisogni delle famiglie, per il 75,4% del campione la mancanza di fiducia o privacy rende difficilmente adottabili queste soluzioni tanto che il 35,9% delle persone preferisce affidarsi a soluzioni private, come il ricorso alle badanti o a servizi retribuiti.
Fonte: Cinzia Arena | Avvenire.it