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Riscoprire se stessi finalmente liberi, il dono di Pasolini ai Colloqui Fiorentini 2025

A Firenze si è chiusa la 24esima edizione dei “Colloqui Fiorentini”, dedicati a Pasolini. Il nostro io, se libero, è una risorsa e una domanda inesauribile

“È stata una delle esperienze più formative della mia vita. Io mi rivedo molto in Pasolini, mi affascina molto ciò che ha scritto. […] Durante il convegno, ho ascoltato attentamente la maggior parte degli interventi dei professori che mi hanno presa moltissimo! Sono arrivata anche a commuovermi!”.

Cosa ha spinto una ragazza di soli 16 anni a esprimersi in questo modo, dopo aver partecipato ai Colloqui Fiorentini di quest’anno? Quale avventura ha potuto mai vivere un’altra ragazza di 18 anni per arrivare a dire che “Quella dei Colloqui è stata l’esperienza più entusiasmante, interessante e umana che io abbia mai fatto a scuola, in questi cinque anni”? Tanti ragazzi, come gli alunni della mia scuola, sono tornati a casa, dopo aver vissuto l’evento della XXIV edizione dei Colloqui Fiorentini, con una carica di entusiasmo sbalorditiva.

Questi sono solo alcuni dei 2.300 ragazzi che hanno partecipato con vivo interesse all’evento culturale; sono proprio quegli alunni che in classe rimproveriamo spesso perché distratti o con l’attenzione rivolta altrove. Invece, alle lezioni e agli incontri dei Colloqui non erano affatto distratti, viceversa erano assolutamente attratti da qualcosa che stava accadendo per loro.

Anche tanti insegnanti hanno riconosciuto in queste giornate di convegno un ricco contributo per la propria vita e per il proprio lavoro: “Sono orgogliosa di aver partecipato ad un evento come questo. È stata un’esperienza bellissima. Apprezzare gli interventi degli esperti e vivere il dibattito pomeridiano con i ragazzi sono e saranno fonte di ispirazione per il mio stile di insegnamento”. È solo una testimonianza, tra le tante, che mi sono pervenute dai miei colleghi e dai tanti intervenuti a Firenze da tutte le scuole italiane ed europee; sono quei docenti di cui tante volte si sente dire che non hanno a cuore il proprio lavoro, lo studio e l’approfondimento della disciplina che insegnano.

Insomma, studenti e docenti hanno vissuto un avvenimento di vera scuola e di vera cultura, nei tre giorni a Firenze. Anche quest’anno I Colloqui Fiorentini hanno portato una brezza nuova e leggera nel pesante clima che tante volte si respira negli ambienti scolastici. Questo è potuto accadere perché semplicemente si è fatta scuola con al centro l’interesse per l’umano, per il destino dei nostri alunni, e non solo per il programma scolastico e per le verifiche da svolgere.

Docenti e studenti hanno sperimentato che “le cose eterne non sono quelle imparate a memoria, ma quelle che più somigliano alle vocazioni che sono [nel ragazzo] (per esempio, quelle che gli si presentano quando gioca): la passione a creare, la curiosità […]”, come ha affermato Pasolini in Scuola senza feticci. Le pagine dello scrittore di Casarsa, lette dai vari relatori – da Andrea Caspani a Edoardo Rialti, passando per Alessandro D’Avenia e Valerio Capasa – hanno permesso un confronto con le fragilità di tanti nostri allievi, hanno concesso l’incontro tanto atteso con il linguaggio espressivo di un uomo e la scoperta della propria diversità.

In fin dei conti, ci si è resi conto che non ci rende felici conformarci alla mentalità dominante, essere uguali agli altri, come sostenne Pasolini in un’intervista sul Mondo: “[…]Ognuno in Italia sente l’ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel consumare, nell’essere felice, nell’essere libero: perché questo è l’ordine che egli ha inconsciamente ricevuto, a cui ‘deve’ obbedire, a patto di sentirsi diverso. Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza. L’uguaglianza non è stata infatti conquistata, ma è una ‘falsa’ uguaglianza ricevuta in regalo”.

Forse è proprio questo aspetto che ha spinto i partecipanti ad approfondire i testi dell’autore e ha rappresentato il motivo per cui in tanti si sono lasciati sedurre dalla sua opera. Di sicuro, è emerso che è interessante leggere il testo dell’autore, approfondirlo e condividerlo insieme, per il motivo che ci suggerisce anche la frase di Stokely Carmichael, citata da Pasolini stesso in Cosa sono gli intellettuali: “Gli intellettuali non ci interessano per quello che fanno, ma per quello che fanno per noi”. Pasolini aggiunge che “‘Fare’ va inteso nel senso greco di ‘poetare’: non certo nel senso pragmatico di ‘agire’ […]”.

Anche nell’ora di letteratura a scuola, non è tanto la biografia e le azioni che ha intrapreso lo scrittore nella sua vita che si vuole conoscere, ma si desidera incontrare i suoi testi e con loro si intende aprire un dialogo, perché nell’involucro delle parole e all’interno delle immagini è contenuto un tesoro da custodire gelosamente. I versi e la prosa di Pasolini hanno permesso l’esplorazione dell’immensità e della profondità della nostra “zona d’ombra”, come l’ha definita Javier Marias nell’Appendice di Un cuore così bianco; hanno offerto l’occasione unica ai giovani e ai meno giovani di non dimenticare che si è molto di più di quello che si mostra al mondo.

È stato interessante, quindi, poter imparare che la “letteratura non serve a fare interrogazioni ma interrogativi, perché solo chi pone domande accurate riceve poi risposte dalla vita”, come ha sostenuto Alessandro D’Avenia.

La società dei consumi dell’epoca di Pasolini e dei nostri tempi non potrà mai cancellare l’io che pone domande alla realtà – l’io degli insegnanti e dei loro studenti –; non potrà mai eliminare la libertà dei nostri ragazzi e l’entusiasmo di scoprirsi uomini, attraverso la lettura dei testi di uno scrittore e quindi grazie ad un progetto culturale come questo.

L’incredibile sensibilità di Pasolini per l’essere che è intorno a noi e l’assidua ricerca dell’indispensabile, piuttosto che del superfluo, hanno conquistato tutti. Un uomo che arriva ad affermare, nei Quaderni rossi: “[…] Passavo ore di fronte a una foglia o a una mano per capirle cioè per valicare il limite o la sutura dove io terminavo e cominciava l’altro: la foglia, il tronco. Non pensavo direttamente a Dio, ma all’Altro, cosa molto più importante per me. Con la scoperta di questa nuova dimensione, finii col credere al miracolo e alla profezia”, non poteva non interessare tutti!

L’apparizione epifanica, negli scritti di Pasolini, implica la perdita del consenso ordinario a favore di una conquista precompresiva del capire: “[…] No, è un’apparizione, quella che tu vedi alle tue spalle, con le nuvole che si specchiano nell’acqua ferma e pesante delle tre del pomeriggio! ….Guarda laggiù… quella striscia nera sul mare lucido e rosa come l’olio. E quelle ombre di alberi … quei canneti…. In ogni punto in cui i tuoi occhi guardano, è nascosto un Dio! E se per caso non c’è, ha lasciato lì i segni della sua presenza sacra, o silenzio, o odore di erba, o fresco di acque dolci …. Eh sì, tutto è santo […]”. (P. P. Pasolini, Medea, sceneggiatura del film, 1969-1970).

I Colloqui hanno insegnato che vale la pena salvare l’anima di ognuno di noi; infatti dentro le marionette che lo scrittore ha messo in scena, nell’intima profondità dei suoi personaggi, dietro la sovrastruttura delle maschere omologanti, dentro i corpi nudi che recitano, giace innocente il cuore di ognuno di noi, il nostro grido umano.

Questa anima può crescere solo quando si sente chiamata in causa, quando viene guardata per quello che è, come è accaduto, grazie a Pasolini e ai Colloqui, in questi giorni: “Solo l’amare, solo il conoscere/ conta, non l’aver amato,/ non l’aver conosciuto. Dà angoscia/ il vivere di un consumato/ amore. L’anima non cresce più./ […]”. (Pier Paolo Pasolini, Il pianto della scavatrice).

Pasolini ha invitato tutti ad essere presenti con il proprio essere nel presente che ci viene continuamente donato; ha illuminato la vita; ha permesso di far risplendere i nostri giovani, desiderosi di contribuire alla costruzione di un mondo nuovo e sicuramente più felice. I Colloqui Fiorentini hanno permesso il coinvolgimento dei protagonisti della scuola e hanno di nuovo mostrato uno stile di insegnamento vincente per i nostri allievi.

Nella scuola italiana, che ha oggi il grande problema della dispersione, i Colloqui ci stanno insegnando quello che osava affermare Benjamin Franklin: “Dimmi e io dimentico, mostrami e io ricordo, coinvolgimi e io imparo”. I Colloqui dimostrano che la scuola può essere “inclusiva”, offrendo ai ragazzi e ai loro insegnanti l’opportunità di crescere, di valorizzare se stessi e il mondo intero.

Fonte: Diego Picano | IlSussidiario.net

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