Dall’abolizione dei programmi ministeriali per le singole discipline, all’interno dei singoli gradi e indirizzi di Corso previsti dal sistema scolastico italiano, l’emanazione delle Indicazioni nazionali ha sempre rappresentato un momento di verifica e di rilancio dell’attività didattica, poiché ha consentito a tutti gli attori coinvolti nel processo formativo degli studenti di riflettere e verificare la proposta formativa rivolta agli studenti. Le Indicazioni nazionali – così come le abbiamo lette nella bozza che il Ministero ha voluto proporre alla discussione degli Organi preposti – risultano pienamente adeguate alle esigenze che la scuola di oggi deve affrontare quotidianamente e in grado di dare indicazioni concrete ai docenti per far sì che il percorso di apprendimento degli studenti sia proficuo. La scuola italiana, anche a motivo degli effetti lasciati dalla pandemia sul vissuto delle persone, giovani e adulte, deve affrontare situazioni e contesti nuovi, anche in virtù del massiccio affacciarsi del digitale, in tutte le sue forme. La realtà digitale, ivi compresa, va da sé, l’Intelligenza artificiale, può rappresentare, come tutte le realtà frutto della tecnica, una grande opportunità di crescita umana e intellettuale, come, del resto, può rivelarsi un elemento pernicioso per la crescita armonica delle nuove generazioni. Tenuto conto del mutato contesto culturale, psicologico, formativo, sono convinta del fatto che l’attuazione da parte della scuola italiana, con tutti gli attori coinvolti, possa rivelarsi una svolta decisiva per il benessere delle nuove generazioni.
Trovo di grande spessore i contenuti posti all’interno della Premessa culturale generale, della quale voglio fare alcuni riferimenti:
- il richiamo alla Costituzione dalla quale deriva la centralità della persona dello studente
- il rapporto tra identità – relazione – partecipazione come elementi precipui del percorso formativo di crescita
- la necessità della collaborazione con le famiglie degli alunni per il loro successo formativo
- la necessità che l’insegnante sia professionista e Maestro, ossia dotato delle necessarie conoscenze e competenze e in grado di instaurare un rapporto educativo significativo con lo studente: senza la dimensione affettiva non può esservi alcuna forma di apprendimento, così come ci insegnano le migliori tradizioni educative
- l’educazione alla libertà personale che non può essere considerata solo semplice autodeterminazione individuale, nel rispetto dell’altro
- mediante l’educazione alla libertà lo sviluppo del senso morale e la comprensione del principio di autorità
- il senso dell’etica, della solidarietà e della fraternità
- il rapporto tra etica e Intelligenza artificiale
- l’importanza della scrittura per lo sviluppo di tutti gli apprendimenti
- la cultura dell’inclusione che può diventare cultura organizzativa solo se realmente condivisa tra tutti gli attori: insegnanti, dirigenti, personale ATA, famiglie ed Enti locali
La Premessa consente alla scuola italiana di trovare contenuti che danno un senso all’impegno profuso da parte dei docenti e di tutto il personale, spesso chiamato ad affrontare contesti sfidanti, dove il rispetto per il personale scolastico non è fattore scontato. I contenuti della Premessa danno grande dignità al lavoro della scuola e rappresentano una chiamata alla responsabilità. Sulla stessa lunghezza d’onda si pongono i contenuti della sezione Organizzazione del curricolo, con il triplice invito alla cura delle relazioni docente – discente, a percepire le Indicazioni come un dispositivo per pensare l’insegnamento e alla particolare cura che ogni scuola deve avere nel realizzare il Curricolo verticale. Senza le tre dimensioni richiamate non è possibile instaurare alcun apprendimento significativo per la vita dello studente.
Significativi anche i riferimenti alla valutazione che deve guardare alla totalità del percorso di apprendimento, non deve avere una prospettiva frammentata ma guardare alle competenze raggiunte. Importante anche l’invito alla semplificazione nell’ambito delle pratiche burocratiche, in primis nella comunicazione alle famiglie. Questo è un aspetto fondamentale, in quanto troppo spesso le richieste burocratiche rischiano di far passare in secondo piano il rapporto di apprendimento, del quale la valutazione rappresenta un momento fondamentale.
Per quanto concerne la Scuola dell’Infanzia significativa è la sottolineatura della centralità di questo ciclo scolastico che consente al bambino di entrare nel mondo della scuola da una prospettiva che è quella dei campi di esperienza, così come sono dettagliati. Bello anche l’invito a riscoprire la professionalità del ruolo di insegnante di Scuola dell’Infanzia, con l’indicazione delle diverse competenze che devono caratterizzare il docente.
Di grande interesse i contenuti riguardanti la Scuola Primaria e Secondaria di primo grado. Anche su questo fronte ritengo giusto sottolineare alcuni passaggi:
- fondamentale il richiamo a formare nei discenti la capacità di discernere tra le diverse fonti e il corretto utilizzo della rete
- l’introduzione dello studio, facoltativo ma rientrante nel curricolo di chi sceglie di avvalersene, della lingua latina al secondo e al terzo anno di scuola secondaria, come occasione di approfondimento circa le nostre origini e come occasione di potenziamento linguistico, spendibile sia sul versante della lingua italiana, sia sul versante dello studio delle lingue straniere
- il grande rilievo dato allo studio della Storia, sia alla Scuola Primaria che alla Scuola Secondaria. Lo studio della storia è visto nella sua accezione più bella, ossia quella del pensare i fatti, con l’analisi dei contesti storici e lo studio del nesso di causa ed effetto. La storia è giustamente considerata come parte integrante del percorso di formazione del cittadino, nel suo vitale rapporto con la politica. Anche la riflessione circa l’apporto dato dal Cristianesimo agli studi storici è densa di significato e potenziale generatrice di riflessioni: nelle Indicazioni si afferma, infatti, che il Cristianesimo ha introdotto negli studi storici, per la prima volta, l’apertura a una speranza e ad un senso, elementi dei quali gli studi storici precedenti erano privi. Significative anche le considerazioni circa il rapporto tra storia e politica, intesa quest’ultima nella duplice accezione del tenere per una parte e del riflettere sulle conseguenze dell’agire. Anche la scansione dei contenuti di studio proposta consente un approfondimento di più ampio respiro, soprattutto in considerazione di alcuni momenti
Quanto previsto sul versante umanistico non toglie spazio a quello scientifico, con il richiamo alle discipline STEM e con quanto previsto per l’insegnamento della Tecnologia sin dalla scuola primaria.
Voglio citare, in quanto lo ritengo utile e condivisibile, quanto previsto per l’insegnamento delle Scienze, in quanto lo studio di tale disciplina è visto nella prospettiva più ampia della formazione dei futuri cittadini. Nel documento si afferma: “L’educazione scientifica è inoltre uno strumento imprescindibile per formare cittadini consapevoli e in grado di prendere decisioni informate su temi di rilevanza globale, come il cambiamento climatico, la sostenibilità delle risorse e le implicazioni etiche delle innovazioni biotecnologiche. La capacità di distinguere tra informazioni basate su evidenze e semplici opinioni è fondamentale in un’epoca in cui la comunicazione scientifica e la disinformazione si intrecciano”. Ritengo che queste affermazioni trovino perfetta corrispondenza con le esigenze della nostra epoca.
Da ultimo, non certo per importanza, quanto previsto per l’insegnamento di Scienze motorie (nella Scuola Primaria), Educazione Fisica (nella Scuola Secondaria). Significative alcune sottolineature:
- viene sottolineato il ruolo della disciplina nella formazione della personalità dell’alunno attraverso la strutturazione della propria identità corporea
- l’invito ad educare a stili di vita attivi, a presidi della salute fisica e psicologica
- la strutturazione di una proposta didattica inclusiva, indipendentemente dalle abilità degli studenti
In conclusione, ritengo che la scuola italiana, attraverso la riflessione previa e l’adeguamento delle proposte didattiche ai contenuti delle Indicazioni, sarà in grado di formare i propri studenti, dotandoli di quelle conoscenze e di quelle competenze che sono indispensabili per poter vivere nella società di oggi e di domani.
Fonte: Anna Monia Alfieri | IlTimone.org